Juventus alla svolta: tre missioni per Motta
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In questa stagione meravigliosamente senza senso può succedere di tutto. Il Napoli, per esempio: ha vinto il campionato in anticipo perché c’è Conte, salvo andare in crisi perché ha lasciato andare Kvara che un mese fa non serviva più. L’Inter è la più forte, solida, ricca, però adesso va a sbattere contro squadre chiuse e non ha seconde linee all’altezza. Il Milan ha svoltato con Conceiçao ed è entrato nel futuro con quattro attaccanti, anzi, no, è un caos peggio di prima. Il Como va giù dritto in B, ma forse può puntare alla classifica alta.
Si può continuare a lungo su quest’ottovolante impazzito. Quindi perché stupirsi se una settimana fa la Juve era sull’orlo di una crisi di nervi a Eindhoven, e Thiago Motta a rischio esonero, e oggi per qualcuno può accarezzare l’idea scudetto? Ora che la Juve possa puntare al primo posto sembra esagerato come le notizie che Mark Twain riceveva sulla sua morte: non c’è solo l’Inter avanti otto punti, recuperabilissimi nel calcio moderno, anche Napoli e Atalanta dovrebbero crollare simultaneamente. Sperando sempre in una continuità fin qui sconosciuta.
Se non può essere lo scudetto l’obiettivo realistico, anche perché cadere di nuovo da lassù farebbe ancora più male, la svolta è improvvisamente alla portata. Champions addio, ed è stato uno spreco enorme perché gestita malissimo da Motta, ma restano campionato, Coppa Italia e Mondiale per club a convincere società, squadra e tifosi che la stagione possa chiudersi con un segno positivo. Di sicuro i conti dell’estate erano sbagliati. Il mercato ha offerto risvolti incomprensibili, tipo i quasi quaranta milioni spesi all’ultimo per Nico, ma chi poteva pensare che di Koopmeiners si sarebbe presentato il gemello stanco? Inspiegabile poi il rendimento di Douglas Luiz che faceva bella figura nell’Aston Villa e qui è solo infortunato, oppure si muove a due all’ora e non fa mai il regista, al massimo il trequartista lontano dall’area (cosa che a Motta non serve). Ma non era allenante la Premier?
Un altro errore, comprensibile visto che l’ambiente doveva essere caricato, è stato lasciar pensare che si potesse vincere subito. Non un’eresia. Trapattoni, Lippi e Conte ci sono riusciti al primo colpo, però il calcio di Motta è meno immediato, più cerebrale, e sicuramente più ideologico di quello dei predecessori. Ha bisogno di tempo. Quello che stupisce è la discontinuità di gioco prima che di risultati: la Juve ha cominciato col piglio dominante e offensivo, s’è ritratta cercando scientificamente di far scoprire i rivali per colpire in contropiede, infine ha vagato in cerca di un’identità ancora confusa. S’è capito che non vuole perdere palla, ma non sa trasformare tutto questo lavoro sfibrante in occasioni e gol. A meno che Motta non sia una grande illusione, e non crediamo, il tempo sarà il primo alleato.
Stasera può essere la svolta. C’è la Coppa Italia che non è questo finimondo, ma male non fa nel club dove l’unica cosa che conta è vincere. L’Empoli è la squadra più in crisi del campionato e deve pensare a salvarsi, la Juve non può non approfittarne. In semifinale ci sarebbe il Bologna che non è il più semplice degli ostacoli ma neanche impossibile. Poi il campionato: dopo quattro successi di fila, ecco Verona, Atalanta, Fiorentina, Genoa, Roma, Lecce, Parma e Monza. Una striscia che, esclusi Gasp e Ranieri, sarebbe colpevole non sfruttare per consolidare il terzo posto o addirittura allontanare le inseguitrici. Il Mondiale di luglio ha troppe variabili impazzite per essere letto oggi. Non sarà una stagione memorabile, forse, ma ci sono tutte le condizioni per allontanare gli spettri di Marchesi, Maifredi e Del Neri, tanto per ricordare i momenti più bui recenti, e rilanciarsi. La Juve fin qui non ha ancora colto l’occasione. Se non ora, quando?
La Gazzetta dello Sport